{"id":156,"date":"2020-03-26T18:45:36","date_gmt":"2020-03-26T18:45:36","guid":{"rendered":"https:\/\/www.melitonline.org\/melitodinapoli\/?page_id=156"},"modified":"2026-03-10T22:59:35","modified_gmt":"2026-03-10T22:59:35","slug":"lipogeo","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.melitonline.org\/melitodinapoli\/lipogeo\/","title":{"rendered":"L&#8217;Ipogeo"},"content":{"rendered":"<div class=\"et_pb_section_0 et_pb_section et_section_regular et_block_section\"><div class=\"et_pb_row_0 et_pb_row et_block_row\"><div class=\"et_pb_column_0 et_pb_column et_pb_column_4_4 et-last-child et_block_column et_pb_css_mix_blend_mode_passthrough\"><div class=\"et_pb_text_0 et_pb_text et_pb_bg_layout_light et_pb_module et_block_module\"><div class=\"et_pb_text_inner\"><h2>L'Ipogeo<\/h2>\n<\/div><\/div><\/div><\/div><\/div><div class=\"et_pb_section_1 et_pb_section et_section_regular et_block_section\"><div class=\"et_pb_row_1 et_pb_row et_block_row\"><div class=\"et_pb_column_1 et_pb_column et_pb_column_4_4 et-last-child et_block_column et_pb_css_mix_blend_mode_passthrough\"><div class=\"et_pb_text_1 et_pb_text et_pb_bg_layout_light et_pb_module et_block_module\"><div class=\"et_pb_text_inner\"><p><!-- divi:paragraph --><\/p>\n<p><strong>Discesa negli inferi melitesi<\/strong><\/p>\n<p><!-- \/divi:paragraph --><\/p>\n<p><!-- divi:paragraph --><\/p>\n<p><strong>Di: Silvana Giusto<\/strong><\/p>\n<p><!-- \/divi:paragraph --><\/p>\n<p><!-- divi:paragraph --><\/p>\n<p>Nel 1959, nella cittadina di Melito di Napoli, fu scoperta per caso nella localit\u00e0 comunemente detta Masseria del Monaco una tomba a cassa in blocchi di tufo risalente probabilmente al periodo dell\u2019et\u00e0 imperiale, forse del I\u00b0 o II\u00b0 secolo d. C. <br \/> Con un gruppo di appassionati studiosi di Storia locale tra i quali il prof. Emanuele Coppola, abbiamo avuto l\u2019opportunit\u00e0 di scendere (volendo usare una metafora) negli antichi Inferi melitesi e vedere l\u2019unica testimonianza archeologica di questo territorio.<br \/> Dopo aver percorso un corridoio con scalini ricoperti di calcinacci e terriccio si entra nell\u2019ipogeo melitese che, esternamente \u00e8 pi\u00f9 che decoroso, ma, internamente \u00e8 quasi completamente distrutto. <br \/> Voci locali affermano che sia la popolazione che le truppe tedesche, durante l\u2019ultimo conflitto mondiale, ne avrebbero fatto un loro rifugio. Infatti, \u00e8 evidente l\u2019asportazione del corredo funerario e di pezzi di intonaco dipinti. Inoltre, i numerosi buchi nelle pareti, in particolare quello che ha distrutto la parte centrale dell\u2019affresco del tempietto di fronte all\u2019ingresso, testimoniano la vandalizzazione della necropoli che tristemente accomuna questa tomba alle altre del nostro territorio. Basti citare che negli ultimi anni ben 5000 tombe osche della Terra di Lavoro sarebbero state completamente distrutte!<br \/> Sulla datazione dell\u2019ipogeo melitese ci sono due ipotesi e, per correttezza di informazione, le riportiamo entrambe.<br \/> La prima \u00e8 stata formulata dallo storico Antonio Jossa Fasano, il quale nel libro Melito nella storia di Napoli, Edizioni Grimaldi Cicerone del 1978, sostiene che la tomba risale al IV secolo a. C. e testimonia la presenza nella zona di un insediamento umano. <br \/> La dottoressa Patrizia Gargiulo, responsabile dei Beni culturali della Sovrintendenza Archeologica delle Province di Napoli e Caserta, sostiene invece che la necropoli \u00e8 senza dubbio di epoca imperiale e posticipa quindi la data di costruzione del reperto melitese, ritenendo inoltre che vi fossero nella tomba non due, come \u00e8 riportato nella relazione del Museo, ma tre sarcofagi, di cui uno posto di fronte all\u2019ingresso e due laterali.<\/p>\n<p><!-- \/divi:paragraph --><\/p>\n<p><!-- divi:image {\"align\":\"center\",\"id\":159,\"sizeSlug\":\"large\"} --><\/p>\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"400\" height=\"400\" src=\"https:\/\/www.melitonline.org\/melitodinapoli\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/Melito-di-Napoli-Ipogeo1.jpg\" alt=\"Melito di Napoli Ipogeo\" class=\"wp-image-159\" srcset=\"https:\/\/www.melitonline.org\/melitodinapoli\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/Melito-di-Napoli-Ipogeo1.jpg 400w, https:\/\/www.melitonline.org\/melitodinapoli\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/Melito-di-Napoli-Ipogeo1-300x300.jpg 300w, https:\/\/www.melitonline.org\/melitodinapoli\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/Melito-di-Napoli-Ipogeo1-150x150.jpg 150w\" sizes=\"(max-width: 400px) 100vw, 400px\" \/><\/figure>\n<\/div>\n<p><!-- \/divi:image --><\/p>\n<p><!-- divi:paragraph --><\/p>\n<p>Noi che siamo scesi nell\u2019ipogeo possiamo affermare che, nonostante l\u2019esecrabile devastazione, di quel poco che resta, (troppo poco, ahim\u00e8!) ci ha colpito la bellezza e la raffinatezza degli affreschi. <br \/> Sulla parete destra in due riquadri dalle cornici nere e azzurre si intravedono, solo le esili zampe e le lunghe code di due uccelli. Alzando lo sguardo al centro della volta, si pu\u00f2 ammirare un quadrato in rosso pompeiano con un uomo nudo ricoperto da un elegante drappo azzurro. Dagli angoli del quadrato partono quattro linee a guisa di rami con ghirigori, ai lati destro e sinistro sono raffigurati tre dischi colorati e sopra e sotto due rametti con otto fiorellini rossi.<br \/> La posa plastica del soggetto centrale \u00e8 quella tipica delle composizioni murali pompeiane che si presentano lavorate a fresco, a tempera o a encausto. Ci piace ricordare il mosaico del dio Nettuno e di Anfitrite rinvenuto nel ninfeo di una casa ercolanese, ma mentre il dio dei mari \u00e8 raffigurato con il tridente, la divinit\u00e0 o l\u2019uomo dipinto nell\u2019ipogeo melitese reca tra le mani due ramoscelli fioriti dello stesso tipo delle decorazioni della volta.<br \/> Un altro particolare interessante di questo reperto \u00e8 la raffigurazione di due tempietti: uno di fronte all\u2019entrata ed un altro sopra l\u2019ingresso. Generalmente in essi venivano raffigurati i defunti ed \u00e8 un vero peccato che questi sacelli siano stati orribilmente sfigurati. Tra i resti dei sarcofagi, per\u00f2, si vede con chiarezza il classico opus reticulatum, una struttura muraria realizzata con blocchetti quadrati disposti in file regolarmente diagonali.<\/p>\n<p><!-- \/divi:paragraph --><\/p>\n<p><!-- divi:image {\"align\":\"center\",\"id\":160,\"sizeSlug\":\"large\"} --><\/p>\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"400\" height=\"300\" src=\"https:\/\/www.melitonline.org\/melitodinapoli\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/Melito-di-Napoli-Ipogeo-2.jpg\" alt=\"Melito di Napoli Ipogeo\" class=\"wp-image-160\" srcset=\"https:\/\/www.melitonline.org\/melitodinapoli\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/Melito-di-Napoli-Ipogeo-2.jpg 400w, https:\/\/www.melitonline.org\/melitodinapoli\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/Melito-di-Napoli-Ipogeo-2-300x225.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 400px) 100vw, 400px\" \/><\/figure>\n<\/div>\n<p><!-- \/divi:image --><\/p>\n<p><!-- divi:paragraph --><\/p>\n<p>Il ritrovamento di questa luttuosa dimora e di altre scoperte nei comuni limitrofi di Frattamaggiore, Giugliano, Melito, che hanno portato alla luce dipinti sepolcrali in stile prettamente campano, testimoniano la presenza in queste terre, sin dal IV secolo a.C., di piccole comunit\u00e0 dedite all\u2019agricoltura e alla caccia, che erano in grado di costruire anche modesti manufatti di ceramica. Ma la raffinatezza e la delicatezza dei colori dell\u2019ipogeo melitese uniti all\u2019armonia delle forme ci fanno supporre la presenza di qualche ricca villa rustica. Un\u2019elegante dimora? Non lo sappiamo ancora e questo non si evince dai pochi resti emersi. Possiamo, per\u00f2, solo ipotizzare che a tale tomba di famiglia si affiancasse la propriet\u00e0 di un agiato uomo di campagna che si rifugi\u00f2 in queste ubertose terre, lontano dal clamore dell\u2019Urbe. Infatti, l\u2019ipogeo si trova in una zona decentrata rispetto alle arterie principali e alle diramazioni della famosa Via Atellana. Da un particolare della mappa di Domenico Spina, La Campagna felice meridionale (1761) \u00e8 segnato il villaggio di Melito insieme ad altri centri limitrofi disposti intorno al nucleo centrale della citt\u00e0 di Atella, la mitica citt\u00e0 degli Osci che assunse particolare importanza nel corso della colonizzazione greca.<\/p>\n<p><!-- \/divi:paragraph --><\/p>\n<p><!-- divi:image {\"align\":\"center\",\"id\":161,\"sizeSlug\":\"large\"} --><\/p>\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"400\" height=\"300\" src=\"https:\/\/www.melitonline.org\/melitodinapoli\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/Melito-di-Napoli-Ipogeo-3.jpg\" alt=\"Melito di Napoli Ipogeo\" class=\"wp-image-161\" srcset=\"https:\/\/www.melitonline.org\/melitodinapoli\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/Melito-di-Napoli-Ipogeo-3.jpg 400w, https:\/\/www.melitonline.org\/melitodinapoli\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/Melito-di-Napoli-Ipogeo-3-300x225.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 400px) 100vw, 400px\" \/><\/figure>\n<\/div>\n<p><!-- \/divi:image --><\/p>\n<p><!-- divi:paragraph --><\/p>\n<p>Da questa citt\u00e0, infatti, si diramavano tre strade. La via Atellana che giungeva a Napoli e a Capua, la via Cumana che portava a Cuma e la Via Antiqua che si diramava fino a Volturnum e Literno. Quasi certamente c\u2019erano anche strade minori, come quelle che congiungevano Cuma ad Atella passando per Giugliano e San Lorenzo ad Aversa. Esse erano arterie di collegamento per i traffici e gli scambi commerciali molto intensi tra la ricca Atella, i villaggi rurali e le terre dell\u2019Alto Clanio, antico fiume campano che percorreva un territorio paludoso e malarico indicato dai romani come Palus Liternina. <br \/> Questa tomba riemersa dopo secoli di oblio rafforza l\u2019ipotesi della presenza di insediamenti umani anche a Melito e non solo nei comuni limitrofi. Infatti, essa, pur nella sua semplicit\u00e0 e lontana dai fasti delle famose e pi\u00f9 conosciute necropoli, ci racconta una storia antica, quella di una comunit\u00e0 le cui radici risalgono agli Osci, ai greci, ai romani da cui abbiamo ereditato il patrimonio genetico di laboriosit\u00e0, armonia di forme e creativit\u00e0.<\/p>\n<p><!-- \/divi:paragraph --><\/p>\n<p><!-- divi:image {\"align\":\"center\",\"id\":162,\"sizeSlug\":\"large\"} --><\/p>\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"400\" height=\"300\" src=\"https:\/\/www.melitonline.org\/melitodinapoli\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/Melito-di-Napoli-Ipogeo-4.jpg\" alt=\"Melito di Napoli Ipogeo\" class=\"wp-image-162\" srcset=\"https:\/\/www.melitonline.org\/melitodinapoli\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/Melito-di-Napoli-Ipogeo-4.jpg 400w, https:\/\/www.melitonline.org\/melitodinapoli\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/Melito-di-Napoli-Ipogeo-4-300x225.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 400px) 100vw, 400px\" \/><\/figure>\n<\/div>\n<p><!-- \/divi:image --><\/p>\n<p><!-- divi:paragraph --><\/p>\n<p>dal sito: ISTSTUDIATELL<\/p>\n<p><!-- \/divi:paragraph --><\/p>\n<\/div><\/div><\/div><\/div><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":0,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":{"footnotes":""},"class_list":["post-156","page","type-page","status-publish","hentry"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.6 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>L&#039;Ipogeo - Melito di Napoli - La Storia<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.melitonline.org\/melitodinapoli\/lipogeo\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"L&#039;Ipogeo - Melito di Napoli - La Storia\" \/>\n<meta property=\"og:url\" content=\"https:\/\/www.melitonline.org\/melitodinapoli\/lipogeo\/\" \/>\n<meta property=\"og:site_name\" content=\"Melito di Napoli - La Storia\" \/>\n<meta property=\"article:modified_time\" content=\"2026-03-10T22:59:35+00:00\" \/>\n<meta name=\"twitter:card\" content=\"summary_large_image\" \/>\n<script type=\"application\/ld+json\" class=\"yoast-schema-graph\">{\"@context\":\"https:\\\/\\\/schema.org\",\"@graph\":[{\"@type\":\"WebPage\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.melitonline.org\\\/melitodinapoli\\\/lipogeo\\\/\",\"url\":\"https:\\\/\\\/www.melitonline.org\\\/melitodinapoli\\\/lipogeo\\\/\",\"name\":\"L'Ipogeo - Melito di Napoli - La Storia\",\"isPartOf\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.melitonline.org\\\/melitodinapoli\\\/#website\"},\"datePublished\":\"2020-03-26T18:45:36+00:00\",\"dateModified\":\"2026-03-10T22:59:35+00:00\",\"breadcrumb\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.melitonline.org\\\/melitodinapoli\\\/lipogeo\\\/#breadcrumb\"},\"inLanguage\":\"it-IT\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"ReadAction\",\"target\":[\"https:\\\/\\\/www.melitonline.org\\\/melitodinapoli\\\/lipogeo\\\/\"]}]},{\"@type\":\"BreadcrumbList\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.melitonline.org\\\/melitodinapoli\\\/lipogeo\\\/#breadcrumb\",\"itemListElement\":[{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":1,\"name\":\"Home\",\"item\":\"https:\\\/\\\/www.melitonline.org\\\/melitodinapoli\\\/\"},{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":2,\"name\":\"L&#8217;Ipogeo\"}]},{\"@type\":\"WebSite\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.melitonline.org\\\/melitodinapoli\\\/#website\",\"url\":\"https:\\\/\\\/www.melitonline.org\\\/melitodinapoli\\\/\",\"name\":\"Melito di Napoli - La Storia\",\"description\":\"E&#039; 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