{"id":611,"date":"2024-03-24T09:52:34","date_gmt":"2024-03-24T09:52:34","guid":{"rendered":"https:\/\/www.melitonline.org\/melitodinapoli\/?p=611"},"modified":"2024-03-24T09:55:33","modified_gmt":"2024-03-24T09:55:33","slug":"la-battaglia-di-melito","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.melitonline.org\/melitodinapoli\/la-battaglia-di-melito\/","title":{"rendered":"La battaglia di Melito"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Battaglia di Melito<\/strong> (6 giugno 1349) - Angioini contro Ungari si scontrano sul territorio del borgo melitese. Oltre 1000 tra morti e feriti e <strong>25<\/strong> <strong>dei principali baroni del regno di Napoli<\/strong> fatti prigionieri.<br><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Era il 6 giugno del 1349. Nel borgo di Melito regnava la solita pace nonostante si trovasse in quel momento tra due fuochi. I melitesi non lo sapevano, ma stavano per essere testimoni di uno dei pi\u00f9 importanti e cruenti scontri del Medioevo, passato alla storia con il nome di Battaglia di Melito. Ad affrontarsi in uno dei principali combattimenti svoltisi nel sud Italia ci sono gli <strong>Angioino-napoletani<\/strong> e gli <strong>Angioino-ungheresi<\/strong>. Melito, storicamente per met\u00e0 sotto l'influenza di Napoli e per met\u00e0 sotto quella aversana, si trasforma in un campo di battaglia per le due fazioni. Quella del 6 giugno 1349 si riveler\u00e0 una perfetta dimostrazione di quanto la strategia, la tecnologia e l\u2019astuzia siano sempre state fondamentali per prevalere nei combattimenti di ogni epoca.<br><br><strong>Premessa<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"166\" class=\"wp-image-612\" style=\"width: 150px;\" src=\"https:\/\/www.melitonline.org\/melitodinapoli\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/Giovanna-I-di-Napoli.jpg\" alt=\"Giovanna I di Napoli\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il Regno di Napoli era devastato dalle lotte dinastiche che avevano visto, nel 1345, l\u2019assassinio di Andrea del ramo ungherese dei d\u2019Angi\u00f2, consorte della regina <strong>Giovanna I <\/strong>allora regnante, ad opera di congiurati probabilmente ispirati dalla stessa regina. Dopo alterne vicende, <strong>il fratello di Andrea, Luigi, re d\u2019Ungheria<\/strong>, cal\u00f2 nel Regno di Napoli con un potente esercito costituito da Ungari (come li chiamavano le cronache del tempo), Tedeschi e compagnie di ventura. Nel 1348, avendo compiuto la sua vendetta facendo impiccare ad Aversa alcuni dei nobili congiurati, fece ritorno in patria, non senza essersi assicurato il controllo di numerose citt\u00e0 e piazzeforti del Regno. La regina Giovanna, dopo essere riparata in Provenza per sfuggire all\u2019ira dell\u2019Ungherese, fece ritorno a Napoli accompagnata dal nuovo consorte, Il cugino <strong>Luigi di Taranto<\/strong>, il quale, alla testa del baronaggio napoletano, intraprese la riconquista dei territori tenuti dagli Ungari.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"193\" class=\"wp-image-614\" style=\"width: 150px;\" src=\"https:\/\/www.melitonline.org\/melitodinapoli\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/Regina-giovanna-dangio.jpg\" alt=\"Regina giovanna d'angi\u00f2\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>L\u2019avanzata su Aversa, l\u2019approdo a Melito e la trappola ai Napoletani<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La lotta si accese feroce soprattutto in Puglia, dove, per\u00f2, nella primavera del 1348, arrivarono massicci rinforzi ungheresi costituiti da un nerbo di <strong>300 cavalieri ungari guidati dal Voivoda di Transilvania Stefano Laczkfy<\/strong>. In breve tempo egli ridusse alla sua obbedienza le citt\u00e0 di Barletta, Trani, Bitonto, Giovinazzo, Molfetta e altri luoghi. Dopo di ci\u00f2 <strong>avanz\u00f2 su Aversa, da dove si spinse fino a Melito, alle porte di Napoli<\/strong>.<br><br>I grandi baroni napoletani, raccolto un numeroso esercito, gli si fecero incontro per sbarragli la strada per la Capitale. L\u2019armata del Voivoda \u2013 composta da Ungari e dalle compagnie di ventura italo-tedesche di <strong>Corrado Lupo<\/strong> (Konrad Wolfhardt di Bregenz), del famigerato <strong>duca Guarnieri<\/strong> (Werner von Urslingen, condottiero della Gran Compagnia, che si autodefiniva \u201cnemico di Dio, della piet\u00e0 e della misericordia\u201d), e di Konrad Wirtinger von Landau detto il <strong>Conte Lando<\/strong> \u2013 si attest\u00f2 ad Aversa.<br><br>Qui tesero una trappola ai Napoletani facendo loro credere che nel proprio campo fosse scoppiato un aspro dissidio tra le truppe tedesche e quelle ungheresi. I Napoletani marciarono su Aversa, disponendo di un forte esercito condotto dai maggiori baroni del Regno \u2013 tra i quali ricordiamo <strong>Roberto e Ruggiero di Sanseverino<\/strong>, e <strong>Raimondo del Balzo<\/strong> maresciallo del Regno -, nonch\u00e9 da mercenari delle compagnie del tedesco <strong>conte di Sprech e di Guglielmo da Fogliano<\/strong>, e pensarono di approfittare subito della situazione, candendo cos\u00ec nel tranello. Era il 6 (secondo altri il 5) giugno del 1349.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>La <\/strong><strong>Battaglia<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel frattempo, gli Ungari avevano fatto appostare fuori della citt\u00e0 un corpo di circa 300 arcieri a cavallo guidati dal <strong>Landau<\/strong>, che, come vedremo, giocarono un ruolo risolutivo per il risultato della battaglia. Tale circostanza appare degna di nota in quanto costituisce <strong>una preziosa testimonianza del fatto che gli Ungheresi del XIV secolo, nonostante ormai combattessero con tecniche ed equipaggiamenti alla occidentale \u2013 basati sulla cavalleria pesante \u2013 ancora conservassero il retaggio degli antenati magiari, i quali utilizzavano la classica tattica degli arcieri a cavallo delle steppe asiatiche<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gli Ungari uscirono da Aversa incontro al nemico a schiere. La prima fu quella dei Tedeschi di <strong>Corrado Lupo<\/strong>, che per\u00f2 in breve tempo fu sopraffatta dalla cavalleria napoletana, e lo stesso condottiero fu catturato. Questa circostanza, tuttavia, invece di scoraggiare gli Ungari, li spron\u00f2 alla riscossa. Sebbene inferiori di numero, si lanciarono con le altre loro schiere contro i Napoletani, ingaggiando una feroce mischia. In tale frangente <strong>entrarono in azione gli arcieri a cavallo<\/strong>, che, usciti dai loro nascondigli, presero alle spalle i Napoletani, saettandoli con le loro vol\u00e9e, che abbattevano cavalli e cavalieri. In tal modo l\u2019esercito regio fu accerchiato e vedendo persa la giornata, cerc\u00f2 di ripiegare verso Napoli. Ma gli Ungari e i Tedeschi inseguirono prontamente i fuggitivi fin sotto le mura della Capitale, uccidendone molti e catturando il maggior numero di capi e di nobili dell\u2019esercito del re, liberando lo stesso Corrado, prima catturato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Infine, tornarono in trionfo nella citt\u00e0 di Aversa, portando con loro moltissimi cavalli e prigionieri. Il bilancio della giornata si concludeva con <strong>pesanti perdite da parte napoletana <\/strong>(circa mille uomini tra morti e prigionieri). Tra questi ultimi c\u2019era<strong> il fiore della nobilt\u00e0 napoletana: Raimondo del Balzo, Roberto e Ruggiero di Sanseverino, Adamo de\u2019 Visconti de-la-Tremblay, Giovanni e Rostaino Cantelmo, Giovanni di Lagonessa, e tanti altri nobili cavalieri Latini e Tedeschi per un ammontare di circa mille<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Fonti: \u2013 Domenico da Gravina, Chronicon de rebus in Apulia gestis, a c. di A. Sorbelli, Rerum Italicarum Scriptores, XII, 3, Citt\u00e0 di Castello 1903-1909.<br>-Matteo Villani, Cronica; con la continuazione di Filippo Villani, a c. di G. Porta, Guanda 1995.<br><br>(<a href=\"https:\/\/storiamilitaremedievale.wordpress.com\/2022\/01\/05\/1349-battaglia-di-melito-na-angioino-napoletani-contro-angioino-ungheresi\/\"><u>https:\/\/storiamilitaremedievale.wordpress.com\/2022\/01\/05\/1349-battaglia-di-melito-na-angioino-napoletani-contro-angioino-ungheresi\/<\/u><\/a>)<br><br><strong>La battaglia di Melito vista dai protagonisti<\/strong><br><br>Tra i condottieri di ventura, ovvero mercenari, presenti sul campo di battaglia figuravano - nella compagine del re d'Ungheria - <strong>Corrado Wirtinger di Landau, detto il Conte Lando, e Corrado Lupo<\/strong>. Secondo le cronache fu proprio quest'ultimo a far consegnare al re di Napoli un guanto lacerato e coperto di sangue. Per spingere ulteriormente gli angioini a battaglia campale simul\u00f2 una divisione nel suo campo fra le milizie tedesche e quelle unghere. Gli avversari caddero nell\u2019inganno ed attaccano il suo campo a <strong>Melito<\/strong> fidando nella sorpresa. Corrado Lupo usc\u00ec a sua volta da Aversa per affrontarli. In un primo tempo la sorte dello scontro sembr\u00f2 favorevole agli avversari che riescirono a catturare lo stesso Corrado Lupo; un intervento del conte Lando, alle spalle della cavalleria napoletana, concesse poi la vittoria agli ungheri.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nella battaglia furono <strong>fatti prigionieri venticinque dei principali baroni del regno di Napoli<\/strong> con Roberto da San Severino e Raimondo del Balzo; le perdite ammontarono a 1000 uomini tra morti e prigionieri. Per la vittoria il voivoda fu costretto a riconoscere alle truppe la somma di 150000 fiorini, ricavata dalle taglie, a compensazione delle paghe arretrate.<br><br>Sul fronte opposto, tra gli angioini napoletani figurano diversi condottieri, tra i pi\u00f9 noti c\u2019era <strong>Guglielmo da Fogliano<\/strong> che militava agli stipendi di <strong>Luigi di Taranto<\/strong> contro il re Ludovico d\u2019Ungheria. Lasci\u00f2 Napoli con <strong>Raimondo del Balzo, Giovanni di Asperg e Roberto da San Severino<\/strong> e si accamp\u00f2 a <strong>Secondigliano<\/strong>; deciso ad attaccare a Melito gli ungheri, comandati da Corrado Lupo. Secondo alcune voci emanate ad arte nel campo nemico, l\u2019impresa si presentava facile per la discordia che divideva gli ungheri dai mercenari tedeschi. Lo scontro si rivel\u00f2 fatale per le milizie napoletane. <strong>Il Fogliano fu catturato, spogliato di armi e cavalli e rilasciato dietro il pagamento di una taglia. Promise di non combattere pi\u00f9 gli ungheri.<\/strong><br><br>La vittora degli Ungheri fu schiacciante: tra morti e feriti gli angioini persero un migliaio di uomini (catturati 25 baroni); le armature pesanti e robuste di tedeschi ed ungheri fecero s\u00ec che costoro avessero pochi feriti e neanche un morto.<br><br>(www.condottieridiventura.it)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Battaglia di Melito (6 giugno 1349) &#8211; Angioini contro Ungari si scontrano sul territorio del borgo melitese. Oltre 1000 tra morti e feriti e 25 dei principali baroni del regno di Napoli fatti prigionieri. Era il 6 giugno del 1349. 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