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Per Melito
Melito non è più quella di un tempo.
Nel bene e nel male essa è cambiata. Diversi i luoghi i volti le culture.
Altro oscura ed incrina, l'identità del luogo e la memoria della sua
storia. Un tempo
non molto lontano forti odori di noci, di mele e mosti, luoghi, volti, linguaggi
e storie
remote, ma significative, ne connotavano la fisionomia.
Ben poco resta oggi di allora.
Resta comunque la memoria che organizza e dà vita, in forma mitica, ad
un passato prossimo remoto.
Ritorna l'immagine di Don Raffaele Abete, la sua buona Melitesità.
Tanto tempo fa, nella mia infanzia, equiparavo, forse per il suo ciuffo bianco,
il suo volto a quello di Mago Zurlì.
Ritorna più forte che mai e rivive l'immagine di mio padre nella forma
tesa e tridimensionale dell'opera pittorica.
La sua onestà, la sua precisione, la sua tenera umanità hanno
oggi, con l'incipiente degrado, più che mai, per me un senso.
"Per Melito" è memoria.
L'arte è memoria; è forma che supera la discontinuità del
tempo; è organizzazione del caos.
Per queste ragioni ho affidato alla suggestione del colore e alla forza del
disegno figure e luoghi che sono spariti o che presto spariranno, perchè
essi siano sottratti ad una morte definitiva, che non rende loro giustizia,
e siano riaffidati al giudizio della storia, alla memoria della collettività.
Salvatore D'Onofrio
Le Mani
Amo le mani stanche di mio padre,
amo le mani che sanno di fatiche,
amo le mani dei lavoratori,
enormi dita
che scavano
ogni giorno
nel dolore della vita.
Salvatore D’Onofrio
Estiva
Sei nuda
d istesa di schiena
c ome un’antica divinità.
Mostri i tuoi fianchi
a lla mia disperazione.
Distinguo tra labbra sfrenate
i tuoi denti
b ianchi
c ome noci di cocco.
Il sole in alto
come frutto maturo
e tu vestita della tua pelle.
E poi il mare
l ’estate
e il profumo del tuo corpo
l a tua allegria
e i tuoi sensi.
Ti guardo con stupore
e canto
i l miracolo disteso della tua nudità.
Salvatore D’Onofrio